Paola Marone

Member of Association Internationale d’Études Patristiques (AIEP)


 

ABSTRACTS

 

Books:

2012

Donatismo e antidonatismo (Sussidi Patristici), Augustinianum, Roma (in preparazione).

 

 

2009

 

Le concordanze di Ticonio, (Studi sulla tardoantichità 4), Pisa-Roma 2008, Accademia Editoriale,  http://www.libraweb.net/result1.php?dettagliononpdf=1&&chiave=2391&valore=sku&name=Marone.jpg&h=426&w=300.

 

 

ABSTRACT: Il lessico che qui si presenta riguarda le opere sopravvissute dello scrittore latino Ticonio, nato in Africa intorno al 300 d. C., donatista, dotato di una conoscenza approfondita sia della letteratura laica che di quella religiosa e figura di primo piano nella storia delle dispute religiose del IV secolo. Di Ticonio, l’Autrice affronta lo studio delle due opere arrivate fino a noi, ovvero la versione integrale del Liber Regularum e i frammenti del Commentarius in Apocalypsin, sulla base delle edizioni critiche di F. C. Burkitt, di F. Lo Bue, G. C. Willis e di R. Gryson.
In tale contesto, sono stati presi in considerazione 32.655 vocaboli, appartenenti per il 66,4% al Liber Regularum e per il 33,6% ai frammenti del Commentarius in Apocalypsin. E nell'ambito dei frammenti del Commentarius in Apocalypsin sono stati catalogati 10.963 vocaboli, facenti capo per il 93,2% al codice di Torino (IX-X secolo), che riguarda il commento ad Ap. 2,18-4,1; 7,16-12,6, e per il 6,8% al codice di Budapest (XIII secolo), che riguarda il commento ad Ap. 6,6-13. Per ogni vocabolo, ordinato alfabeticamente, sono stati riportati i titoli delle opere e i numeri di pagina e riga, in cui tale vocabolo compare. D'altra parte, tenendo conto dei manoscritti del Liber Regularum, degli autori antichi che hanno citato il Commentarius in Apocalypsin alcuni secoli prima della compilazione dei codici di Torino e di Budapest e della recente bibliografia su Ticonio, sono state apportate anche alcune correzioni alle sopra citate edizioni critiche.

 

 

 

2008

 

Gli antichi abecedari cristiani, (Tradizione e Vita 19), Roma 2008, Edizioni Vivere in http://www.edizioniviverein.it/scheda_libro.asp?idlibro=232.

 

 

ABSTRACT: Il presente lavoro fornisce un’ampia panoramica sui molteplici autori cristiani sia occidentali che orientali, ben noti come Agostino, Fulgenzio, Gregorio di Nazianzo e Metodio, ma anche anonimi, come l’autore del Salmo responsoriale e dell’Acatisto, che si sono cimentati nella stesura di opere in versi basate sulla sequenza ordinata delle lettere dell’alfabeto. Si potranno così leggere nella versione originale e nella traduzione italiana i più antichi abecedari cristiani composti tra il III e il VI secolo.

 

 

L’esegesi biblica di Ottato di Milevi, (Studi e Proposte 5), Roma 2008, Editrice Università La Sapienza, http://www.editricesapienza.it/Catalogo/SchedaPubblicazione.aspx?idPubblicazione=98.

 

 

ABSTRACT: Sebbene l’Adversus donatistas non possa considerarsi uno scritto specificatamente esegetico, tuttavia anche da questo punto di vista costituisce una fonte preziosa, tanto più perché mostra in maniera inequivocabile come nell’ambito della letteratura antidonatista avesse preso piede la consuetudine di interpretare la Scrittura. Come Parmeniano prediligeva l’esegesi allegorica, anche il vescovo di Milevi si orientò in quella stessa direzione. Nel trattato antidonatista tale approccio interpretativo, tutt’altro che casuale o sporadico, fa da sfondo a tutte le tematiche trattate e trova riscontro in una specifica terminologia. Anche se Ottato non si meravigliava che un passo biblico potesse essere oggetto di una duplice interpretazione o che presentasse contemporaneamente un significato letterale e uno allegorico, generalmente volle mettere in evidenza un solo livello di senso della realtà significata nei testi sacri. Il vescovo di Milevi si avvicinò al messaggio contenuto nella Bibbia e lo esaminò tenendo presente il pensiero del suo avversario, così come i contrasti dottrinali e disciplinari che erano sorti tra donatisti e cattolici. Avendo di fronte un interlocutore già avvezzo a interpretare la parola di Dio e ad applicare gli insegnamenti biblici alla vita reale, egli pose l’accento su quanto nella Scrittura poteva andare più facilmente ad avvalorare la visione cattolica della Chiesa e dei sacramenti. Di conseguenza il suo discorso fu in gran parte dedicato a mostrare tutto quello che dell’Antico e del Nuovo Testamento ricordava la specifica situazione africana del IV secolo.

 

 

 

2005

Strumenti linguistici sulle opere di Ticonio, in «Palaestra: Studi on line sull'Antichità Classica della Fondazione Canussio», 10 giugno 2005, http://www.fondazionecanussio.org/palaestra/marone/marone.htm.  

 

ABSTRACT: In questo contributo si propongono le Concordanze, l'Indice delle forme proprie, la Tavole della frequenze, l'Indice di tutte le forme e l'Indice scritturistico del Liber regularum e dei frammenti del Commentarius in Apocalypsin di Ticonio, autore cristiano di origine africana ed esponente della setta donatista, che fu attivo alla fine del IV sec. d.C. Si tratta della versione elettronica di una parte di una tesi di dottorato in Storia Religiosa discussa presso l'Università di Roma «La Sapienza» nell'anno accademico 1999/2000.

 

 

Articles:

2012

Some Observations on the Anti-Donatist Legislation, in The Uniquely African Controversy: Studies on Donatist Christianity, eds. M.A. Gaumer, A. Dupont, M. Lamberigts (in corso di stampa).

 

ABSTRACT: The Donatist controversy was the earliest instance of the secular powers becoming engaged in religious disputes between Christians. On the advent of Constantine the Donatist schism in Africa became a matter of public interest. The Roman authorities were involved almost from the beginning, not least because, in 313, the Donatists themselves appealed for adjudication to the emperors. In support to the Catholic Church numerous edicts appeared during the years from 316 to 414. In fact, the Theodosian code addresses to the supporters of Majorinus not only several decrees of the Book XVI, relating specifically to the religious sphere (see Cod. Theod. XVI,5,37-41.43-44.46.52.54-55.65; XVI,6,1-5), but also various decrees of the Books VII and IX, relating generically to the public order, such as the rubric De metatis (see Cod. Theod. VII,8) or the rubric De famosis libellis (see Cod. Theod. IX,34).

In view of all this, our research analyzes the different ways in which the Roman Empire punished the Donatist movement, and it attempts to quantify the real impact that such coercive activity had on the population. According to the studies of Monceaux, Frend, Brown, De Giovanni and Spagnuolo Vigorita, it considers all civil documents which were published against the schismatic Church and relates these documents to the evidences of Catholic literature.

Agostino e la questione delle apparizioni dei defunti, in Sulle Rive dell’Acheronte. Costruzione e Percezione della Sfera del “Post Mortem” nel Mediterraneo Antico. Atti del Convegno organizzato dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni" (Velletri 12-16 giugno 2012) (in corso di stampa).

ABSTRACT: Mettendo a fuoco il rapporto che intercorre tra il mondo terreno e l’aldilà, Agostino ebbe modo di riflettere anche sulla delicata questione delle apparizioni dei defunti. E in particolare nell’Ep. 159 e nel De cura pro mortuis gerenda sostenne che coloro che ormai si trovano nell’aldilà solo eccezionalmente possono interagire con chi ancora è collocato nel mondo terreno. Ma certamente la sua preoccupazione non era tanto di destituire di fondamento tutte quelle credenze popolari che facevano affidamento sulle esperienze oniriche, quanto piuttosto di smentire quelle dottrine che da una parte attribuivano un corpo alle anime dei morti e dall’altra consideravano le sepolture come i luoghi più propizi per le apparizioni.

Allora, con il nostro intervento si vuole comprendere appieno il senso di queste argomentazioni, facendo riferimento agli orientamenti culturali di Evodio di Uzalis e di Paolino di Nola, ovvero esplorando le conoscenze teologiche dei vescovi che avevano invitato Agostino alla stesura delle opere sopracitate. Nello specifico si intende verificare in quale misura la posizione dell’Ipponate risenta del dibattito che era in corso nella Chiesa antica e da quali punti di vista risulti pienamente originale.

L’acrostico ADAM e la ghematria nella letteratura cristiana antica e medievale, in “Rivista Biblica” (in corso di stampa).

ABSTRACT: For Christian literature the name of the first human being has an allegorical interpretation of profound significance. Many auctors observe that the four letters of the name Adam represent the initials of the Greek words for the four cardinal points: ??at??? ??s?? ???t?? ?es?µß??a and thus comprehended the whole world. Only Ps.-Cyprian, Augustine, Beda, Primasius, Amalarius, Rabanus Maurus, Honorius of Autun, Garnerius of Langres and Sicardus of Cremona adduce as further evidence for the universal significance of the name the fact that in Greek the numerical values of the letters A + D + A + M come to a total of 46 (1 + 4 + 1 + 40), the number of years taken to build the temple at Jerusalem, which symbolises the Christ’s body. Then this article provides a pragmatic analysis of relation between the acrostic ADAM and the numerical symbology.

Agostino e i popoli mostruosi, in Costruzione e percezione delle entità ibride e mostruose nelle culture del Mediterraneo Antico. Atti del Convegno organizzato dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni, (Velletri 8-9-10 giugno 2011) (in corso di stampa).

ABSTRACT: Occupandosi delle più svariate questioni, Agostino ebbe modo di parlare anche di alcuni dei popoli mostruosi inclusi nella Naturalis Historia di Plinio, quali ad esempio i Pigmei, alti appena un cubito, i Monocoli, dotati di un solo occhio, gli Antipodi, con i piedi rivolti all’indietro, gli Sciopodi, con un solo grande piede, e gli Astomi, privi di bocca. E in particolare nel De civitate Dei, ritenendo verosimile che quegli esseri dall’aspetto inquietante discendessero comunque da Adamo come tutti gli altri uomini, dimostrò che la deformità fisica rientra nel piano della creazione divina e non compromette in alcun modo l’onnipotenza di Dio.
In questo contesto allora, analizzando il De civitate Dei alla luce di quella che doveva essere la cultura dei primi secoli, si vuole mostrare l’originalità con cui l’Ipponate, recuperando solo parzialmente la tradizione pagana, risolse il problema dell’unde malum.

Il monachesimo agostiniano e la cultura antidonatista, in Monasticism between Culture and Cultures. Atti del III International Symposium del Pontificio Ateneo di S. Anselmo (Roma 8-11 giugno 2011) (in corso di stampa).

ABSTRACT: There was an intense conservatism in theology and practise among Donatists. The Donatists, who proudly proclaimed their allegiance to the authentic tradition of North Africa, were opponents of the emerging monasticism of the late fourth/early fifth century. They espoused a rigid Biblicism rejecting terms not found in Scripture. Hence they objected to monachus and rejected the organised communal ascetic life being vigorously promoted by Catholics. Instead Augustine defended monastic life against Donatist detractors in Enarratio in Psalmos 132 just like in Regula. He saw the monastery as a continuation of the spirit of Acts 4:32 («And the multitude of them that believed were of one heart and of one soul…»), where the earliest believers came together in unity and held all things in common. And through the conception of the friendship generally understood in the context of the monastery, he showed that the caritas unitatis could also apply to Church.

Agostino e la retorica classica, in Retorica e Diritto, in Atti del XVIII Congresso Biennale della International Society for the History of Rhetoric (Bologna 18-22 luglio 2011) (in corso di stampa).

ABSTRACT: Within the Augustinian bibliography there are many studies on liberal arts in general and on the rhetoric in particular. Several times and from different perspectives it has been noted the skill of the Bishop of Hippo in the art of oratory. It is known that this African ecclesiastic, before converting to Christianity, was a teacher of rhetoric in Milan and delivered a eulogy in honor of the consul Bautone. He himself told that experience of youth in his biography (see Conf. VI,13,23) and in the refutation of the Donatist Petilian (see C. litt. Pet. III,25,30). However, it remains to be ascertained what relationship there is between the classical culture and the IV book of De Doctrina Christiana. Then, this study analyses the IV book of De Doctrina Christiana by new approach and tries to quantify the influence of Cicero on Augustinian exegesis and theology. 

L’uomo “imago Trinitatis” nella produzione letteraria di Agostino, in Atti del II Convegno nazionale dell’Università di Roma Tor Vergata (Roma 26-28 maggio 2011) (in corso di stampa).

Agostino e il celibato del clero. Alcune riflessioni su una> vexata quaestio, in Celibato sacerdotale: teologia e vita. Atti del XIV Convegno Internazionale della Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce (Roma 4-5 marzo 2010) (in corso di stampa).

Fede e ragione nell’interpretazione agostiniana diGv. 17,3, in La fede e la ragione: le luci della verità. In occasione del decimo anniversario dell’enciclica “Fides et ratio”, Pontificia Università della Santa Croce (Roma 26-27 febbraio 2009) , a cura di A.Porras , Roma 2012, pp. 29-36.

 

ABSTRACT: Tra i Padri della Chiesa, Agostino in modo particolare si occupò del binomio fede/ragione, che oggi è di grande attualità in vista del decimo anniversario della pubblicazione della "Fides et Ratio". Anche in relazione al suo itinerario personale di conversione, egli si trovò più volte a riflettere sul ruolo positivo della ragione nell’elaborazione della fede, e nell’incontro del Verbo Incarnato, inteso come l’unica Verità che può acquietare la mente e il cuore dell’uomo. Se da una parte ammetteva che a Cristo si arriva attraverso la fede, dall’altra non negava che in questo cammino, nel quale tutta la persona è coinvolta, il contributo della ragione è decisivo.
In questo caso, volendo cogliere il fondamento biblico di questa singolare reciprocità tra ragione e fede, ci sembra significativo ricorrere all’interpretazione agostiniana di Io. 17,3, e nello specifico fare riferimento prevalentemente ai "Tractatus in Iohannis evangelium" e al "Sermo" 217. È in queste opere infatti che l’Ipponate, intento a interpretare il quarto Vangelo, si confrontò con le parole «questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio e colui che hai mandato» (Io. 17,3), in cui Cristo stesso dichiara che una verità della fede, quale appunto la vita eterna, deve essere percepita sul piano della conoscenza

 

2011

Le donne nel movimento donatista, in “Augustinianum” 50 (2010), pp. 85-99.

 

ABSTRACT: It has been tempting for many historians of fourth century North Africa to view the Donatist Church as a patriarchal movement. However the Donatism exhibited varied contours during its period of ascendancy in North Africa, and the female presence often led to tension, even schism, within itself. Then the purpose of this article is to discuss the Donatist movement according to a gender perspective and to explain the role of the women lived between the Great Persecution and the Conference of Carthage (411). And in particular it turns to Lucilla and to the other women which characterized the Donatist movement by focusing on direct spiritual communion with God.

 

 2010

Il silenzio e la parola in Agostino: dalla conoscenza di sé alla conoscenza di Dio, in “Sapienza. Rivista di Filosofia e Teologia” 63 (2010), pp. 354-361.

 

ABSTRACT: For Augustine, God is thoroughly a hidden and remote God, a deus absconditus, immeasurably beyond the capacity of human speech to signify Him properly. For Augustine man is compelled to speak, albeit inadequately, about the ineffable, so he must be mute in the face of the inexpressible. According to the bishop of Hippo, man is unable to speak about the ineffable and to speak appropriately about the spiritual realities, but in the silence, he can know the word, that is the silent voice of the Creator. In that inner reflection upon the word, the soul discovers itself as image of the Trinity, as like in species to that which it knows.
In the vast corpus of Augustine’s work, then, it is possible to isolate two strands of thinking on silence and the word. The first is that God himself is all silence, his silent voice immanent in creation, the world of things to which human speech refers. The second is that human silence brings attention to human awareness of God and opens onto the relation of human to the eternal divine.

 

L’universalismo di Orosio alla luce della precedente storiografia classica, in Venti secoli di storia ecclesiastica. Bilancio e prospettive. Atti del XII Convegno Internazionale della Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce (Roma 13-14 marzo 2008), a cura di L.M. Ferrer, Roma 2010, pp. 257-264.

 

ABSTRACT: Dopo il sacco di Roma ad opera di Alarico (410 d.C.), quando l’impero romano sembrava ormai soccombere alle ondate delle invasioni barbariche, Agostino invitò il prete spagnolo Orosio a redigere un compendio al suo De civitate Dei. Orosio doveva confutare i pagani, che attribuivano ai cristiani la colpa delle sciagure che allora si stavano verificando. Nacquero così, con un chiaro intento apologetico, i sette libri delle "Historiae adversus paganos", che rappresentano tra l’altro uno dei più antichi e significativi esempi della storiografia cristiana.
E’ noto che quell’opera proprio facendo leva in modo esplicito sul tema dell’universalità, rifletteva innanzitutto sulla vicenda del primo uomo così come era raccontata nella Genesi. Tuttavia non va sottovalutato il fatto che Orosio, presentò in termini universalistici gli eventi intercorsi tra la nascita di Adamo e l’età di Costantino e Teodosio, fondamentalmente rileggendo alla luce dell’esperienza cristiana gli autori classici che lo avevano preceduto. Dunque in questo contesto si ritiene interessante riflettere in particolare su quelle che possono essere state le fonti dell’opera di Orosio a proposito della visione universalistica della storia.

 

Il tema della fraternità nell’ambito della letteratura antidonatista, in “Reportata. Passato e presente della teologia” 8 (2010), http://mondodomani.org/reportata/marone02.htm.

La metafora dell’ecclesia mater nella letteratura antidonatista, in “Annales Theologici” 23 (2010), pp. 129-139

 

ABSTRACT: The modern scholars have studied the maternity of the Church independently from the anti-Donatist literature. But a careful study of the anti-Donatist documents reveals many interesting elements. According to Optatus and Augustine the notion of mother was abscribed to all believers, because the body of Christ was formed of all those the Church bore as children through the baptism. According to both African bishops also the donatists gave a valid baptism, but only Augustine demonstrated how the salvation could be found outside of the viscera Ecclesiae. Then this article deals with the image of the Ecclesia mater as illustrated in the Adversus Donatistas of Optatus published in answer to the donatist bishop of Carthage, Parmenianus, and in all that Augustine penned against the schismatics (Tractatus, Sermones, Epistulae). By doing so, it presents a picture of the African theology of the fourth century.

 

 

 

2009

Lorenzo martire e l’antico ministero del diaconato, in "Cristianesimo nella storia" 30 (2009), pp. 579-586.

 

ABSTRACT: Lawrence, Proto Deacon of the Roman Church, was one of the victims of the persecution of Valerian in 258, like Pope Sixtus II and many other members of the Roman clergy. In his De officiis ministrorum (I,41,205-207; II,28,140-141) we have Ambrose’s particularly eloquent account of the martyrdom of Lawrence. It was subsequently taken up by Prudentius and by Augustine. Hence it passes to Maximus of Turin, Peter Chrisologus and to Leo the Great, before emerging again in some of the formularies of the Roman Sacramentals, in the Missale Gothicum and in the Caerimoniale Visigothicum.

But this article analyzes the Ambrosian text of the De officiis ministrorum, which is very moving in its intensity and strength of expression, in order to speak not about the martyrdom, but about the diaconal ministry of Lawrence.

 

 

I matrimoni misti in epoca tardoantica. Testimonianze cristiane e pagane dei secoli IV-VI, in “InStoria” 22 (2009), http://www.instoria.it/home/matrimoni_misti_secoli_IV_VI.htm.

Le nozze tra cognati nelle testimonianze ecclesiastiche e civili di IV-V secolo, in Il matrimonio dei cristiani: esegesi biblica e diritto romano. XXXVII Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 8-10 maggio 2008), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 114, Roma 2009, pp. 211-220.

Il santuario di San Michele nel Gargano. Alle origini del culto micaelico italiano, in “InStoria. Quaderni di percorsi storici” 6 (2009), pp. 36-39.

Il concilio di Pisa del 1409. Genesi e sviluppi della tesi conciliarista, in “InStoria. Quaderni di percorsi storici” 5 (2009), pp. 31-33.

Creazione e salvezza nell’interpretazione agostiniana della Genesi, in Creazione e salvezza nella Bibbia. Atti del XI Convegno Internazionale della Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce (Roma 8-9 marzo 2007), a cura di M. Tábet - M.V. Fabbri, Roma 2009, pp. 449-458.

 

ABSTRACT: Occupandosi dei risvolti soteriologici del primo libro della Scrittura, Agostino presentò una dottrina notevolmente elaborata. Dopo essersi confrontato con il neoplatonismo e con il manicheismo, due ideologie che si erano sviluppate anche in Africa, egli approfondì i legami fra creazione e redenzione. Certamente, cimentandosi a diverse riprese con l’esegesi della Genesi, possiamo dire che abbia fornito il suo contributo più prezioso alla teologia della creazione nella distinzione molto elaborata fra eternità e tempo. In particolare, poi, riflettendo sui primi versetti della Genesi, Agostino arrivò a confrontare la formatio, di cui parlava Mosè, alla re-formatio, che era stata ben esemplificata da Paolo. E proprio questo confronto, che tra l’altro fu fondamentale nello sviluppo del suo pensiero trinitario, ebbe anche un valore non trascurabile dal punto di vista soteriologico, visto che a tutte e tre le persone della Trinità, che potevano essere riconosciute già in Gen. 1,1-3, egli si adoperò per attribuire una funzione al tempo stesso creazionale e salvifica.

 

 

2008

Cristianesimo e universalità nella controversia donatista, in La natura della religione in contesto teologico. Atti del X Convegno Internazionale della Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce (Roma 9-10 marzo 2006), a cura di S. Sanz Sánchez – G. Maspero, Roma 2008, pp. 323-335.

 

 

ABSTRACT: Alla luce dell'estensione geografica che la cristianità ben presto aveva assunto, Ignazio di Antiochia (Smirn.8,2) per primo definì la Chiesa come "cattolica". Tuttavia nel corso delle diverse epoche la cattolicità acquisì molteplici accezioni, non fosse altro perché sotto molti aspetti la comunità dei fedeli poteva apparire come una totalità. Ma considerando che fu proprio di fronte all'urgenza dello scisma donatista, che l'etimologia del termine "cattolico" si andò molto precisando, si ritiene che possano essere significative da approfondire le dinamiche e le sollecitazioni che portarono autori come Ottato e Agostino a confrontarsi con la delicata questione dell'universalità. Infatti, in seguito alla teorizzazione di quei vescovi, la Chiesa romana si caratterizzò in modo specifico come cattolica per la sua ecclesiologia e per la sua compattezza attorno all'autorità pastorale del papa. E la concezione delle Chiese in comunione con Roma, così come l'identificazione tra cattolico e romano, maturata nel papato medievale con Gregorio VII e sistematizzata nel concilio Vaticano I, si delineò proprio in Africa in risposta ai primi attacchi dei seguaci di Donato. In tal senso con il nostro intervento si vuole mettere in evidenza come una problematica realtà storica, quale doveva essere quella dello scisma del IV secolo, possa aver contribuito a determinare una specifica riflessione sulla cattolicità. Del resto molti sono gli studi che sono stati condotti sul donatismo e sull'etimologia del termine "cattolico", ma resta ancora abbondantemente da esplorare il ruolo che rivestì l'universalità nello specifico contesto polemico che si era sviluppato nei decenni immediatamente successivi all'elezione di Maggiorino.

 

Il cosiddetto editto di Milano. Alcune considerazioni sulla storicità dell’editto di Costantino del 313, in "InStoria. Quaderni di percorsi storici" 4 (2008), pp. 34-37.

Pietro e il Primato della Chiesa di Roma. Un percorso critico tra fonti e studi, in "InStoria. Quaderni di percorsi storici" 3 (2008), pp. 55-57.

Akathistos. L’inno alla madre di Dio, in "InStoria" 39/8 (2008), http://www.instoria.it/home/akathistos.htm.

La distinzione tra scisma ed eresia maturata durante la polemica donatista, in “Annales Theologici” 22 (2008), pp. 105-114.

 

ABSTRACT: In the second century parties and splits in the Church multiplied, but the difference between the terms “schism” and “heresy” was not yet clear. On the other hand, not only the declarations of ecclesiastical authors, but also the fiat of Bible showed the possibility of heresy becoming schism or vice versa. Just in the Christian writings of the fourth century, and in particular in the antidonatist literature, there was a evident differentiation between the “schism” and the “heresy”. In fact in that framework Optatus and Augustine asserted clearly that a heresy involves a split in matters of faith, and a schism involves a disparity in discipline.

 

Gli abecedari della letteratura cristiana (secc. I-VII), in Motivi e forme della poesia cristiana antica tra Scrittura e tradizione classica. XXXVI Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 3-5 maggio 2007), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 108, I, Roma 2008, pp. 127-138.

 

ABSTRACT: Come composizioni poetiche, in cui i versi o le strofe iniziano con la successione delle lettere dell’alfabeto, gli abecedari si collegano direttamente agli acrostici, e molteplici autori cristiani sia occidentali che orientali, ben noti come Agostino, Fulgenzio, Gregorio di Nazianzo e Metodio, ma anche anonimi, come l’autore dell’Acatisto, si sono cimentati nella stesura di opere basate sulla sequenza ordinata delle lettere dell’alfabeto.

 

 

2007

Ottato e la revisione del testo biblico dell’Afra, in “Rivista Biblica” 55 (2007), pp. 335-344.

 

ABSTRACT:  The alteration of the “African Old Latin” has been a matter of common remark since the days of Augustine, but we have hardly some historical traditions of the places in which such changes took place or men, whom they were made by. The “African Old Latin” is only represented in the Gospels by the fragmentary codex Bobiensis (k) and codex Palatinus (e). A large part of the knowledge of the biblical text derives entirely from the quotations preserved in the writings of the Fathers. It is mainly by a careful study of these quotations that some fixed criteria can be found in order to assign the continuous texts of the MSS to Africa.

This article analyzes the “African Old Latin” according to Optatus. By examining a few aspects of the quotations of the Adversus donatistas (i.e. words with two variations), the author attempts to establish the context in which such a revision took place.

 

La Luna nella cultura scientifico-naturalistica di Agostino, in La cultura scientifico-naturalistica nei Padri della Chiesa (secc. I-V). XXXV Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 4-6 maggio 2006), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 101, Roma 2007, pp. 701-710.

 

ABSTRACT: In origine il mondo cristiano, in linea con l’Antico Testamento (cfr. Dt. 4,19; 17,3; 2 Sam. 17,16), ma anche con la legislazione imperiale di Costanzo II e di Valente (cfr. Codex Theodosianum IX,16,4.6.8), metteva in guardia dal culto degli astri. Di fronte al fascino dell’astronomia, però, in pochi rimasero realmente indifferenti, e anche Agostino dimostrò un interesse che sicuramente non va trascurato.

Dunque, cercando di ricostruire quella che poteva essere la cultura scientifico-naturalistica del IV secolo, questo articolo focalizza l’attenzione sul ruolo che assunse la Luna nella produzione letteraria di Agostino.

 

 

 

2006

The Use of the Term “Catholic” in the Donatist Controversy, in “Pomoerium” 5 (2004-2006), pp. 1-11, http://www.pomoerium.eu/pomoer/pomoer5/marone.pdf.

 

ABSTRACT: There can be no doubt, however, that it was the struggle with the Donatists which first drew out the full theological significance of the epithet Catholic and passed it on to the schoolmen as an abiding possession. So we wish to consider the problematic reality of the African schism of the IV century in relation to the elaboration of the Catholicity. Besides there are many studies on Donatism and on the etymology of the term “Catholic”, but it still remains abundantly to define the role of the Catholicity in the polemical context of the Donatist controversy.

 

La sofferenza nell’esegesi biblica di Ticonio, in “Vetera Christianorum” 43 (2006), pp. 231-243.

 

ABSTRACT: Although persecution was not a constant experience for early Christians, it was a possibility with which all had to reckon. In this atmosphere, religious confession took on its special meaning of “blood witness”.

If there is evidence of presence of the suffering in the donatist literature and if several studies have been devoted to the relationships between the donatist passions and the Scriptures, the interpretation of the suffering in exegetical literature of the sect has received less attention. Then in the present article this latter aspect is analyzed starting from the works of Tyconius, the Liber regularum and the Commentarius in Apocalypsin.

Tyconius paid a high price for his theological independence and originality. Rejected by his own party, refusing the Catholics, he appears in the perspective of history a solitary, a lonely figure. About the suffering, however, his exegesis began to exert a significant influence on Augustine, who appreciated and appropriated it with a remarkable rapidity.

 

Alcune riflessioni sull’esegesi biblica di Ottato, in “Augustinianum” 46 (2006), pp. 389-410.

 

ABSTRACT: Pur occupandosi propriamente di questioni storiche ed ecclesiastiche e contribuendo in modo non trascurabile alla definizione della teologia ecclesiologica e sacramentale, Ottato si soffermò molto spesso a esaminare la Scrittura e offrì in tal modo numerosi spunti per l’approfondimento del contraddittorio tra cattolici e donatisti. Osservando l’Adversus donatistas nel suo complesso, si constata che la trattazione di ciascun tema preso in esame si risolve quasi sempre nell’esegesi biblica.

 

Optatus and the African OLd Latin, in "Padis. Pubblicazioni aperte digitali della Sapienza", 13 ottobre 2006, http://padis.uniroma1.it/getfile.py?recid=526.

 

ABSTRACT: The alteration of the “African Old Latin” has been a matter of common remark since the days of Augustine, but we have hardly any historical traditions of the localities in which such changes took place or men by whom they were made. The “African Old Latin”, is represented only in the Gospels by the fragmentary codex Bobbiensis (k) and codex Palatinus (e). For large parts of the Bible knowledge of the text derives entirely from the quotations as are preserved in the writings of the Fathers. It is mainly by carefully studying these quotations that any fixed criteria can be found for assigning the continuous texts of the MSS to Africa. This article looks and analyzes the “African Old Latin” according to Optatus. By examining certain aspects of the quotations of the "Adversus donatistas" (i.e. words with two variations), the author attempts to establish the context in which a revision took place.

 

L’esegesi biblica di Ottato di Milevi come veicolo della trasformazione della teologia africana, in “Annali di Storia dell’Esegesi” 23 (2006), pp. 217-224.

 

ABSTRACT: Although a polemical treatise, Optatus' Adversus donatistas contains a large number of biblical quotations. It is precisely through the Bible's authority that Optatus argues against the baptismal doctrine that the Donatists inherited from Cyprian. The present article describes the exegetic character of the Adversus donatistas and shows how the bishop of Milevum, with his original interpretation of the Scripture, played a major role in the transformation of African theology.

 

L’assioma “salus extra ecclesiam non est”: elaborazione e sviluppi nell’opera di Cipriano, in Pagani e cristiani alla ricerca della salvezza (I-III secolo). XXXIV Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 5-7 maggio 2005), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 96, Roma 2006, pp. 525-536.

 

ABSTRACT: Molteplici sono gli espliciti collegamenti tra soteriologia ed ecclesiologia presenti nella letteratura cristiana. Basti pensare che a partire dai primi secoli sia in Oriente che in Occidente, sulla base degli insegnamenti biblici, la Chiesa è stata ritenuta necessaria per la salvezza. Ma è a Cipriano che va il merito di aver formulato l’assioma salus extra Ecclesiam non est, che a partire dal III secolo è stato al centro di tutta la riflessione teologica.

Questo articolo, comunque, senza entrare nel merito della fortuna che avrebbe avuto quell’assioma, circoscrive il discorso all’elaborazione e agli sviluppi che trovò nello specifico ambito della produzione letteraria di chi ne fu l’autore, volendo in particolare rilevare, a partire dalla sua iniziale formulazione, su quali elementi sia stato fondato e a quale concetto di salus abbia portato.

 

 

Esegesi biblica e teologia sacramentaria nella prima fase della controversia donatista, in “Reportata. Passato e presente della teologia”, 29 marzo 2006,  http://www.mondodomani.org/reportata/marone01.htm.

 

 

ABSTRACT: Se già la specifica questione della «cathedra Petri» trattata da Ottato in relazione a Mt 16,18 era stata percepita in un articolo di Eno come un momento di rottura rispetto alla precedente tradizione africana, questo articolo mostra come più in generale l’esegesi del vescovo di Milevi si possa considerare come il principale veicolo della trasformazione della teologia africana.

 

 

2005

Note sul testo biblico di Ottato, in “Studi e Materiali di Storia delle Religioni” 71 (2005), pp. 309-336.       

 

 

ABSTRACT: The confusion and variety of text in the forms of the “African Old Latin” has been a matter of common remark since the days of Augustine. Successive adaptation of the language of a primitive version to local dialects and irregular revision from Greek were probably the causes which produced this variety, but we have hardly any historical traditions of the localities in which such changes took place or men by whom they were made.

The “African Old Latin”, is represented only in the Gospels by the fragmentary codex Bobbiensis (k) and codex Palatinus (e). For large parts of the Bible knowledge of the text derives entirely from the quotations as are preserved in the writings of the Fathers. It is mainly by carefully studying these quotations that any fixed criteria can be found for assigning the continuous texts of the MSS to Africa.

This article looks and analyzes the “African Old Latin” according to Optatus. By examining certain aspects of the quotations of the Adversus donatistas (i.e. words added to the biblical narration), the author attempts to establish the context in which a revision took place, and the role it was to assume from the doctrinal viewpoint.

 

 

 

2004

Ottato e la Scrittura, in “Studi e Materiali di Storia delle Religioni” 70 (2004), pp. 27-49.

 

ABSTRACT: Optatus, bishop of Milevis, was the earliest Catholic apologist of the Donatist controversy and played an important role as a precursor of Augustine. When the Donatist Church was clearly the dominant party in Africa, he wrote the Contra Parmenianum Donatistam and collected many of the ecclesiastical documents associated with the complex origins of the schism. In his eyes, the schism was the most heinous sin that can possibly be committed. Thus he defended the willingness of the Catholics to receive back the Donatists to unity without difficulty.

For generation, Optatus has been regarded as a fervent supporter of the papacy, a man who unquestioningly defended Roman supremacy of the Church.

It is the purpose of this study to consider the Contra Parmenianum Donatistam and demonstrate that his stance is not only historical and ecclesiastical, but is also exegetical.

 

 

Le “Quaestiones et responsiones” sulla Bibbia nella letteratura cristiana di IV-VI secolo, in  Comunicazione e ricezione del documento cristiano in epoca tardoantica. XXXII Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 8-10 maggio 2003), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 90, Roma 2004, pp. 43-73. 

 

 

ABSTRACT: Tra il IV e il VI secolo, con il delinearsi di una terminologia e di una fraseologia zetetiche, il genere delle quaestiones si consolidò, affrontando e risolvendo, alla luce della precedente letteratura cristiana, difficoltà riguardanti spesso i libri storici dell’Antico Testamento, i Vangeli, le lettere di Paolo. Numerosi problemi legati all’interpretazione dei testi sacri che già gli esegeti del III secolo avevano definito come classici, presentandoli talvolta con una terminologia di carattere zetetico, vennero a quel punto riproposti sulla base delle interpretazioni più accreditate e confluirono in specifiche opere di quaestiones, anche finalizzate all’interpretazione di tutta la Scrittura.

 

 

 

2003

 

Le “Confessioni” di Agostino nell’ambito della controversia donatista, in Le Confessioni di Agostino (402-2002): bilancio e prospettive. XXXI Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 2-4 maggio 2002) “Studia Ephemeridis Augustinianum” 85, Roma 2003, pp. 551-568.

 

 

ABSTRACT: Ai donatisti bastarono pochi elementi tratti dai libri III, IV e V delle Confessiones per riuscire a costruire una serie di congetture infamanti e per ritenere Agostino colpevole di avere avuto e di continuare ad avere dei contatti con la cultura accademica e con il manicheismo. Tuttavia sembra che le Confessiones siano state non solo la causa che scatenò il diffondersi di molte accuse sul conto di Agostino, e di conseguenza sul conto dei cattolici in genere, ma anche uno degli strumenti che permise all’Ipponate di affrontare e respingere la polemica ad hominem. Infatti, se le Confessiones entrarono nella controversia perché gli scismatici se ne servirono per screditare Agostino, dal canto suo anche quest’ultimo le utilizzò per rispondere ai suoi avversari, in particolare richiamandosi all’impossibilità di dimostrare agli altri quello che si è veramente, citando 1 Cor. 4,3.7 e più in generale ponendo la sua coscienza al solo cospetto di Dio e vedendo nella sua vita successiva al battesimo un motivo di gloria per il Signore.

 

 

 

2002

Ticonio e l’autorità apostolica di Paolo, in “Studi e Materiali di Storia delle Religioni” 68 (2002), pp. 275-295.

 

ABSTRACT: Sicuramente sensibile al fascino del corpus paolino come la maggior parte dei suoi contemporanei, Ticonio, nel Liber Regularum e nel Commento all’Apocalisse, si avvalse esplicitamente dell’autorità di Paolo e utilizzò numerosi passi delle lettere di questo apostolo, sia per motivare la sua tecnica ermeneutica, sia per sostenere la sua concezione teologica ed ecclesiologica, notevolmente vicina al cattolicesimo.

 

 

Le deliberazioni conciliari della chiesa occidentale del IV e V secolo relative ai donatisti convertiti al cattolicesimo, in I concili della cristianità occidentale (secoli III-V). XXX Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 3-5 maggio 2001), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 78, Roma 2002, pp. 269-287.

 

 

ABSTRACT: Dei numerosi concili occidentali del IV e V secolo che più o meno direttamente si sono occupati del donatismo, vale a dire del movimento religioso che dopo la persecuzione di Diocleziano (303-305) si era affermato in gran parte dell’Africa romana, l’autrice ha voluto richiamare l’attenzione su quelli che, a Roma, Arles, Ippona, ma soprattutto Cartagine, tra il 313 e il 418, hanno emesso dei canoni sui donatisti convertiti al cattolicesimo.

 

 

 

2001

La continuità esegetica che caratterizza le opere di Ticonio ovvero l’applicazione delle “Regole” nel “Commento all’Apocalisse”, in “Studi e Materiali di Storia delle Religioni” 67 (2001), pp. 253-270.

 

ABSTRACT: Cet article montre que le Commentaire sur l'Apocalypse de Ticonius a été construit à partir des 7 règles d'interprétation que Ticonius avait énoncées dans son Liber Regularum . Cette méthode, et en particulier le principe herméneutique de récapitulation, fait coïncider le temps de l'eschatologie avec le temps réel de l'Eglise, et a dû permettre de dépasser le millénarisme.

 

 

Pietro e Paolo e il loro rapporto con Roma nella letteratura antidonatista, in Pietro e Paolo e il loro rapporto con Roma nelle testimonianze antiche. XXIX Incontro di studiosi dell’antichità cristiana (Roma 4-6 maggio 2000), “Studia Ephemeridis Augustinianum” 74, Roma 2001, pp. 457-472.

 

 

ABSTRACT: Gli apostoli Pietro e Paolo, per lo stretto legame che hanno avuto con la Chiesa di Roma, tra il IV ed il V secolo, comparvero anche nello specifico ambito della letteratura antidonatista, che è stata prodotta dagli autori cristiani dell’Africa romana.

Molti sono gli argomenti trattati da Ottato di Milevi che vengono ripresi ed ampliati da Agostino, ma, per arrivare a stabilire la liceità di un possibile filo conduttore a proposito di Pietro e Paolo e del loro rapporto con Roma, l’autrice si è soffermata in particolare su quei testi che riguardano le memoriae apostolorum, la sede episcopale di Roma, nonché, ma solo in via subordinata, la definizione della vera Chiesa di Cristo.

 

 

2000

L’uso delle “Regole” di Ticonio nella produzione letteraria di Agostino, in “Studi e Materiali di Storia delle Religioni” 66 (2000), pp. 241-254.

 

ABSTRACT: Le donatiste Tychonius (IVe siècle) a mis au point 7 règles herméneutiques exposées dans son Liber Regularum . Augustin en vint a connaître l'oeuvre de son adversaire et à l'utiliser explicitement comme instrument herméneutique dans ses Quaestiones in Heptateuchum . Le présent article démontre cependant que l'évêque d'Hippone a déjà bien avant eu recours à ces règles.

 

 

 

 
 

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